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Saluto alla città di Faenza e alla diocesi
Faenza - Sagrato della Basilica Cattedrale, 15 marzo 2015
15-03-2015

SALUTO ALLA CITTÀ
Signor Sindaco, dott. Giovanni Malpezzi, Signori amministratori e responsabili della vita civile, rappresentanti dei Rioni, un cordiale saluto a voi e a questa stupenda città, ricca di storia e di arte, di illustri testimonianze di libertà e di santità. Al mio giungere qui ne sono stato subito conquistato. Per la prima volta mi rivolgo a voi e alla cittadinanza che rappresentate.  Ringrazio voi e l’amato vescovo, S. Ecc. Mons. Claudio Stagni, per la calorosa accoglienza. Mi accingo volentieri ad iniziare un cammino di collaborazione, a servizio della città e della diocesi di Faenza-Modigliana, accompagnato dalla presenza  materna della patrona principale di questa città, la Beata Vergine Maria Madonna delle Grazie, che ha spezzato le frecce del male: ha salvato il popolo faentino dalla peste e dal colera, dalla violenza di un terribile terremoto.
Questa piazza è uno scenario tra i più belli d’Italia. Qui si riunisce il popolo per le sue principali feste. Il popolo della città secolare si mischia col popolo della città di Dio. Che sia sempre così, nella distinzione e nell’inevitabile compenetrazione!
Oggi constatiamo che l’Europa – il cui ideale comunitario qui a Faenza è coltivato da tempo –  è divenuta multipolare, multiculturale e multireligiosa. Lo divengono sempre più anche le nostre città, le quali, pertanto, debbono trovare  una nuova unità, una nuova comunione nel bene, nel vero, nel bello e in Dio. Autorità civili e religiose, comunità amministrative ed ecclesiali, sono chiamate a collaborare intensamente. Si tratta di praticare un dialogo ininterrotto, senza diminuzioni per l’identità di alcuno, volendo raggiungere, tramite accoglienza e simpatia, il cuore dell’altro, gli altri diversi da noi, in un processo di integrazione secondo il modello del poliedro, che non annulla, bensì unifica le differenze in un «tutto» armonico.
La comunità ecclesiale contribuisce a costruire la città secolare in profondità, offrendo linfa per la sua tenuta morale. Con i suoi membri, in particolare, collabora affinché fiorisca una libertà non illimitata, responsabile, una libertà che sa legarsi alla verità, che si prende cura dell’altro  e del suo bene. Di questa libertà hanno bisogno le nostre città e l’Europa, per essere convivenze civili, fatte di collaborazione nella realizzazione del bene comune, bene di tutti. Senza una libertà per gli altri, i legami sociali, la gioiosa condivisione di beni spirituali, morali, artistici, immiseriscono. Si perde il gusto del vivere insieme, dell’appartenersi, del volersi bene. Ci si sente più lontani, estranei.
Dio vive nella città. La Chiesa ne è pienamente cosciente ed intende «uscire» per incontrarLo, specie nelle periferie geografiche ed esistenziali della vita: in coloro che, pur non avendolo trovato, lo cercano in continuazione; in coloro che vivono la solitudine, un’anzianità non onorata, la disoccupazione che umilia la dignità; nei giovani a rischio. La Chiesa desidera porsi in ascolto dei poveri, di coloro che sono considerati «scarti», esseri inutili, destinati a diventare addirittura invisibili. Assieme alle autorità politiche ed amministrative, anela a rispondere alle loro inquietudini, alla loro domanda di giustizia, di «compagnia» e di sostegno. Una vera comunità civile cerca i poveri, li rende visibili, più partecipi di una solidarietà che include tutti, in un nuovo welfare che riparte dalle nuove «posizioni proletarie», da coloro che sono considerati «scarti» dalla società neoliberista.
Signor Sindaco e Signori amministratori, il popolo cristiano di questa città, assieme al suo vescovo, c’è. È con voi. Confortato da una moltitudine di uomini e donne illustri e di santi, che hanno reso più gloriosa la storia faentina, è felice di partecipare al cantiere sempre aperto di questa città. Mentre contribuisce con la sua specifica identità a rifondare i vincoli sociali e l’amicizia civica, specie mediante l’arte dell’educazione, è grato ai responsabili della cosa pubblica perché, amministrandola con onestà e giustizia, servono il «corpo» di Cristo, ne curano le piaghe, lo corroborano mediante la custodia del creato.
Grazie, Signor Sindaco ed amministratori, per tutte le volte che vi prenderete cura di noi cittadini, della sicurezza, del bene-essere favorendone la modalità societaria, delle famiglie, delle imprese, delle scuole, dei beni collettivi come l’acqua potabile e l’energia sostenibile per tutti, del patrimonio artistico, coltivando una visione anche spirituale e morale della città, nonché quel «progetto del bello» che essa invoca, per essere fruibile anche per le generazioni future.
Siatene certi: la Chiesa sarà al vostro fianco con il suo impegno di servizio al bene comune.
 

OMELIA per il SALUTO alla DIOCESI
01-03-2015

Vogliamo anzitutto vivere il dono della liturgia della seconda domenica di quaresima, che ci aiuta a cogliere il significato vero anche del saluto che la Comunità cristiana di Faenza-Modigliana sta manifestando al termine del mio mandato episcopale. È la domenica della Trasfigurazione, che intende orientare il nostro percorso quaresimale decisamente verso la Pasqua di risurrezione. Gesù ha portato i tre discepoli su un alto monte e si è manifestato nella sua gloria. E di questo essi non avrebbero dovuto parlarne se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Diversamente non sarebbero stati creduti.
Nella prima lettura abbiamo ascoltato la storia di Abramo, al quale Dio chiede in sacrificio il figlio della promessa. A lui Abramo legava la speranza del suo futuro, e con la sua morte tutto sarebbe finito. Invece fu proprio quel fidarsi ciecamente di Dio che fece sì che Isacco fosse ridonato ad Abramo come risorto. È la lettera agli Ebrei che ci fa capire questo modo misterioso di Dio: “Abramo pensava che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo” (Ebr 11,17-19); simbolo di Cristo, che il Padre non ha risparmiato, ma che ha fatto risorgere per ridonarlo a noi.
Dio mette alla prova e ci fa uscire dalla prova rafforzati e cresciuti dall’esperienza del suo amore. Le prove di Dio si distinguono dalle tentazioni del demonio perché mentre queste tendono a mettere al centro noi stessi, il nostro piacere, il nostro potere, il nostro possedere, Dio mette alla prova la nostra fedeltà all’amore di Lui e dei fratelli. La cosa difficile è credere che nel momento in cui Dio sembra toglierci ciò che ci ha dato, invece ce lo vuole ridonare nel modo più pieno. Succede così nella nostra vita. Quante volte ci lamentiamo con Dio perché non comprendiamo il suo modo di fare. Poi basta continuare a credere e arriviamo a vedere che “tutto concorre al bene per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Rm 8,28).
La liturgia ha il compito di mantenere vivo in noi questo modo che Dio ha di rendersi presente nella nostra vita, perché egli ci vuole bene più di quanto ce ne vogliamo noi stessi. In altre parole la nostra salvezza sta a cuore più a Dio che a noi. L’esperienza di Abramo, nostro padre nella fede, ce lo dimostra.
La liturgia ci aiuta a guardare la nostra vita nella luce di Dio; ci insegna a non accontentarci dell’aspetto superficiale degli eventi, ma a cercarne il senso profondo.
Volendo considerare il mio caso, arrivato a questo punto della vita, è dall’Eucaristia che sono aiutato a ringraziare.  S. Paolo a un certo punto in una sua lettera prorompe in una esortazione: “E siate riconoscenti”. Ha ragione: dobbiamo imparare a dire grazie, perché tutto è dono.
Questa Messa è per me l’occasione per dire grazie al Signore, alla Chiesa di Faenza-Modigliana, ai sacerdoti e religiosi, alle Suore e ai laici per questi dieci anni che ci sono stati donati. In questi giorni è successo che qualcuno, nella sua bontà, abbia voluto ricordare alcune cose fatte insieme. Il più delle volte per me è stata l’occasione per rendermi conto di quello che avrei dovuto fare.
Il bello di una Chiesa è vedere come le cose crescono dalla collaborazione responsabile di tutti. E la soddisfazione più bella è sapere che ciò che si compie nella Chiesa è sempre a favore di altri, per il loro bene spirituale e qualche volta anche materiale. Che nella vita ci siano delle difficoltà e dei problemi non è una novità, soprattutto quando si condivide la responsabilità di persone. Ma anche in questo caso c’è sempre da ringraziare, perché nelle situazioni più difficili c’è sempre da imparare.
Credo che la vita non basterebbe per dire grazie per tutto quello che abbiamo ricevuto. E pensare che il bello deve ancora venire, perché è nella vita risorta che si compirà ogni nostra speranza.
L’Eucaristia è ringraziamento e sacrificio, che ci conduce ad offrire ciò che abbiamo a nostra volta ricevuto. Non è che Dio abbia bisogno delle nostre cose o di noi stessi, ma questo diventa il modo concreto per noi per riconoscere di aver gradito il dono, partecipando quello che abbiamo. A Dio poi è gradito il nostro sacrificio di lode, nel riconoscere le cose belle che Lui ha fatto; ed è gradita l’offerta delle nostre fatiche e delle nostre sofferenze.
Quando una malattia ci colpisce noi vediamo subito il limite in cui ci troviamo e il deterioramento del nostro corpo. Quello è il momento in cui possiamo donare qualcosa di nostro, non perché siamo bravi, ma perché Gesù con la sofferenza ha salvato il mondo e coinvolge anche noi. C’è una frase di un sacerdote bolognese, don Giuseppe Codicè, che altre volte ho ricordato, che dice: “Di una cosa si rammaricano gli angeli: di non aver potuto offrire mai una sofferenza per il loro Signore”. Noi fintanto che siamo in vita possiamo offrire sempre qualcosa, anche se non ce ne rendiamo conto. L’importante è aver riconosciuto che tutto abbiamo ricevuto e che tutto possiamo donare.
Ringraziare, offrire e vivere il futuro. L’Eucaristia ci porta avanti; è l’anticipo qui in terra di ciò che sarà nel cielo, anche se ne è solo l’ombra e l’immagine. Nella vita non si può rimanere ancorati alla nostalgia e ai ricordi, come se non ci fosse più niente nel nostro futuro. Ci ricorda il Concilio: “Nella liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste, che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove Cristo siede alla destra di Dio” (SC, n. 8).
Guardare la vita senza rimpianti non è sempre facile. Spero di poter far tesoro del realismo con cui mia madre affrontava il saluto degli amici quando si trattò di lasciare Bologna per venire a Faenza. A coloro che le dicevano: “Vogliamo poi vederci ancora; in fondo Faenza è vicina ecc.” rispondeva: “Se ci vediamo ancora sono contenta, altrimenti ci vedremo in Paradiso”. Era la visione di una persona che aveva davanti a sé un futuro reale, nel quale si aspettava il compiersi della beata speranza.
Il momento che stiamo vivendo con l’avvicendamento del vescovo ci offre l’occasione per un bell’atto di fede nella Chiesa: i vescovi cambiano ma la Chiesa continua, perché è Gesù che la guida. Vi invito sinceramente ad accogliere il Vescovo Mario come l’inviato del Signore per guidarci verso il Regno. Anche questo fa parte del futuro nel quale siamo invitati a vivere, in vista dell’eternità.
La Vergine santa, Madre della Chiesa e di tutte le grazie ci accompagni e ci protegga

Pellegrini in Terra Santa
03-08-2013

Il prossimo pellegrinaggio diocesano in Terra santa si svolge dal 20 al 30 agosto 2013 ed ha completato i 55 posti disponibili con qualcuno in lista di attesa; è un segno positivo di come la Terra santa sia sempre giustamente una meta desiderata.

Nel programmare questo pellegrinaggio ci siamo dati tre finalità principali: anzitutto compiere un gesto legato all Anno della fede. Andare in Terra santa vuol dire risalire all origine della fede cristiana, visitando i luoghi di Gesù e degli apostoli; significa anche prendere contatto con l ambiente in cui è stata composta quasi tutta la sacra Scrittura. Possiamo dire con il salmo 87: Tutti là siamo nati . Sono certo che la nostra fede sarà consolidata e troverà motivo per essere ravvivata.

L altra finalità era un gesto religioso a conclusione della Visita pastorale svolta negli ultimi quattro anni in tutte le parrocchie della Diocesi, in comunione con la missione che da quella Terra fu inviata in tutto il mondo ed è giunta fino a noi; si vuole rinnovare l impegno missionario che da Gesù fu dato a tutta la Chiesa e farci carico della nuova evangelizzazione di fronte alle future generazioni.

Infine faremo una preghiera di ringraziamento per il 50° anniversario dell ordinazione presbiterale del Vescovo e per alcuni 50° di matrimonio; il dono della fedeltà è una grazia che va continuamente rinnovata con la preghiera e con il pieno adempimento della promessa fatta.

Vivremo questi eventi nella consapevolezza di essere dentro un tempo benedetto, il kairos (i greci distinguono il tempo in kronos, che è il tempo che passa, e il kairos che è il tempo come opportunità che ci è data). Le tre circostanze ricordate all inizio sono tutte occasioni per fare del bene e per santificarci.

Cercheremo poi di capire che tutto questo avviene nella comunione della Chiesa. Cristo non ci ha lasciati soli e la vicinanza di tanti fratelli di fede ne è la prova evidente.

Da ultimo, insieme alla gratitudine e alla gioia dei doni ricevuti, apriremo il cuore alla misericordia di Dio, perché ci rendiamo conto di quanto siamo stati inadeguati alla sua grazia. La visita al Calvario e al Santo Sepolcro ci farà toccare il luogo dove il Signore Gesù è morto e risorto per noi, perché noi potessimo vivere e gioire in Lui.

I 55 pellegrini andranno in Terra santa a nome di tutti; vi porteremo nelle nostre preghiere e affideremo la nostra Chiesa alla protezione del Signore Gesù, della Vergine Maria e dei santi Apostoli.

             + Claudio Stagni, vescovo

Sul registro delle unioni civili
04-07-2013

Anche il comune di Solarolo martedì 18 giugno ha avuto i suoi cinque minuti di gloria. Fu vera gloria? Il regolamento per un Registro delle unioni civili, con il pretesto di rispondere a dei bisogni dei cittadini, non fa altro che aderire all ideologia che vuole aprire la strada ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, nonostante le dichiarazioni verbali contrarie.

Il registro delle unioni civili renderà inutile progressivamente il matrimonio civile; del resto, che senso avrebbe cercare di avere diritti e doveri tramite il matrimonio, quando si possono avere gli stessi diritti (e non i rispettivi doveri) mediante una semplice registrazione, più facile anche da sciogliere?

Lo vede anche un cieco che si vuole rendere possibile il matrimonio civile anche alle persone dello stesso sesso, le cui lobby sono molto impegnate a chiedere il matrimonio.

Ma anche a prescindere da questa futura realtà, già ora il registro delle unioni civili metterà sullo stesso piano  coppie sposate e coppie di fatto, per esempio nel diritto alla casa, aumentando il numero degli aventi diritto. Ora quando un Comune insegue i bisogni di alcuni cittadini, si è chiesto se ha già fatto tutto ciò di cui hanno diritto i suoi cittadini sposati secondo la Costituzione italiana? Le famiglie di Solarolo hanno già avuto quello che la Costituzione prevede per la cura dei propri anziani, per l assistenza agli handicappati, per il diritto alla scuola ecc?

Il registro comunale delle unioni civili per ora ha un valore solo simbolico ma di grande peso morale (cioè immorale), perché indebolisce il valore della famiglia naturale, e incoraggia i giovani a scegliere la soluzione più facile, anche se alla lunga sarà quella che darà più problemi; senza dire che una società fondata su legami deboli sarà una società con poca solidarietà, dove tutti pretenderanno di essere aiutati dallo Stato, appunto perché la famiglia sarà inconsistente.

Saluto a chi va in vacanza
27-06-2013

La tradizione di un saluto ‘a chi va in vacanza’ è nata dal desiderio di accompagnare con una buona parola coloro che si allontanavano dalla parrocchia in estate per andare nelle località di villeggiatura o nella seconda casa in montagna o al mare. Le cose stanno cambiando, anche se resta un certo spostamento dei fedeli alla domenica dalla città alle località turistiche. Resta invece un notevole cambiamento nelle attività pastorali delle parrocchie, sia in quelle di partenza sia in quelle di arrivo..

Si può dire che la pastorale si adegua al cambiamento delle abitudini stagionali, cercando sempre tuttavia di intercettare le situazioni per un annuncio cristiano. Basti pensare alle attività per i ragazzi nelle prime settimane estive, con l’intento di dare un aiuto alle famiglie che ancora lavorano e nello stesso tempo di fare una proposta formativa attraverso il Cree; oppure ai vari campi scuola per ragazzi e giovani proposti dalle associazioni o dalle parrocchie stesse; oppure le iniziative rivolte agli anziani o alle famiglie.

Il tempo delle vacanze è una opportunità per fare le cose dello spirito con più calma sia perché ci può essere più tempo per questo, sia perché l’ambiente diverso favorisce la riflessione. Senza dire che il contatto con una natura più integra (dove questo è ancora possibile) è un primo passo per vedere ciò che la consuetudine nasconde.

Il cambio dei ritmi tra lavoro, famiglia e tempo libero può aiutare a vedere eventuali lacune e favorire una rettifica della distribuzione dei vari doveri, soprattutto se nella nostra confusione abbiamo dimenticato momenti importanti, come può essere la Messa della domenica. Quando a questo riguardo si dice che non c’è tempo, in genere è perché non c’è l’interesse sufficiente per riservare il tempo anche per quella cosa.

Ben venga quindi l’occasione, breve o lunga può essere indifferente, per rimettere un po’ d’ordine nella nostra vita e riprendere gli impegni di sempre con più serenità e con animo nuovo.

In attesa del Papa
06-03-2013

Che cosa è giusto fare in questo tempo in cui siamo in attesa del nuovo Papa? Credo che ci sia un modo giusto di interessarsi alla cosa, senza lasciarsi prendere dalla curiosità banale tipica di queste occasioni.

Anzitutto credo che da parte dei parroci sia il momento per fare una opportuna catechesi sul ministero petrino , cioè sul ministero che il Papa è chiamato a svolgere come successore di Pietro.

Ci si può aiutare con il Catechismo della Chiesa cattolica (nn. 880-896) e con la Lumen gentium n.22. Naturalmente ci sono anche i riferimenti al Vangelo di Matteo 16, Giovanni 21 e Luca 22. Il Papa è un dono grande fatto da Cristo alla sua Chiesa. Proprio perché siamo facilmente inquinati nella comprensione del suo compito dalla visione mondana che ci viene propinata continuamente è necessario riscoprire il vero significato della sua missione come visibile principio e fondamento dell unità della Chiesa.

Poi tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo di preghiere e di sacrifici per il buon andamento del Conclave, perché i padri Cardinali siano aperti alla grazia dello Spirito santo e attenti al bene della Chiesa.

Non si tratta infatti di aspettare passivamente l esito, ma dobbiamo sentirci uniti a tutta la Chiesa in un momento delicato della sua storia, e fare la nostra parte come possiamo. Si tratta forse della parte più nascosta, che nessun giornale pubblicherà, ma sarà certamente la più efficace. In tutte le Messe è bene suggerire una o due intenzioni a questo scopo.

Infine per i cattolici è l occasione per purificare e approfondire il proprio rapporto nel confronti del Papa e del suo ministero. Si tratta di trovare nelle ragioni della fede la capacità di accogliere con docilità il suo magistero. Non lasciamoci indurre a ritenere che sia segno di maturità esprimere dei pareri diversi sul suo insegnamento, con una leggerezza che non sarebbe rispettosa a volte nemmeno verso un vicino di casa. Un cattolico che ama la Chiesa, se alcune cose non le capisce, può anche tenerle per sé o manifestarle a chi può illuminarlo; e non si affretta a dire: A me piaceva di più il Papa di prima .

L evento di un Papa nuovo può essere una grande occasione per il rinnovamento della Chiesa se i cattolici sapranno vivere questo momento con fede e in una comunione vera, superando i propri punti di vista personali o ideologici, seguendo il soffio dello Spirito santo che non mancherà di guidare la Chiesa. In questo modo metteremo a frutto l insegnamento di Papa Benedetto XVI e saremo fedeli anche al Papa nuovo, che viene a portarci Cristo e il suo Vangelo.
                                           + Claudio Stagni, vescovo

Il vescovo ha incontrato il Papa
11-02-2013

Si è svolta dal 2 al 6 febbraio la visita ad limina apostolorum alla quale ho partecipato insieme ai vescovi dell Emilia Romagna. Ogni 5-6 anni tutti i vescovi sono tenuti ad andare a Roma per ravvivare la comunione ecclesiale con il Papa; è un gesto di fede e di unità. Sono stati momenti qualificanti le celebrazioni della Messa che abbiamo fatto accanto alla tomba di S. Pietro e presso la tomba di S. Paolo, le colonne della Chiesa.

Mi si chiede: Cosa ha detto il Papa? . È intervenuto nella breve esposizione che ho fatto su alcuni aspetti positivi della Diocesi, su alcuni problemi e le prospettive future.

Ho detto che Faenza è nota per essere un isola bianca, che però sta tingendosi di rosa. Ha ancora una buona tradizione religiosa e solidaristica; c è una ripresa delle vocazioni presbiterali: uno o due candidati ogni anno. Qui il Papa ha detto: Speriamo che non si interrompa questa successione . È un auspicio che si può solo condividere.

Tra i problemi ho ricordato il forte calo del clero, la cultura relativistica anche tra i cristiani e qualche abbandono formale dalla Chiesa cattolica. Mi ha chiesto: Per quali motivi? . Ho detto che c è una associazione che fa propaganda di questo su internet; poi ci sono motivi personali di assenza di pratica e anche qualche passaggio alle sette.

Tra le prospettive future, dopo aver richiamato l impegno per la nuova evangelizzazione che attende la nostra Diocesi, ho detto che per l Anno della fede sono state preparate 20 schede sul Credo. Il Papa ha aggiunto: È importante conoscere il Credo .

La Visita ad limina poi è proseguita nei giorni successivi con l incontro con alcune Congregazioni romane, con le quali si sono confrontate alcune nostre situazioni con la realtà universale della Chiesa.

Mi piace ricordare le parole con le quali il Papa ha concluso il suo incontro, quando ci ha detto di condividere insieme con i vescovi la fatica per il Vangelo, ma anche di avere la gioia di portare Cristo luce per tutti i popoli.

Oggi, 11 febbraio con la notizia delle dimissioni del Papa, la nostra visita assume un riflesso tutto particolare, quasi di un congedo che non poteva essere immaginato. Si può dire che una simile decisione, che una volta tanto non era trapelata, avrà avuto una motivazione grave, lungamente soppesata. La Madonna di Lourdes, che la Chiesa oggi ricorda nella memoria della prima apparizione, benedica e protegga il Papa Benedetto, e assista la Chiesa tutta in un momento tanto delicato. E noi aumentiamo le nostre preghiere per il Papa e per la Chiesa.

                                                                                             

                                                                                  + Claudio Stagni, vescovo

Per chi si vota?
Intervento del vescovo sul settimanale diocesano 'Il Piccolo'
24-01-2013

In vista delle prossime elezioni si deve parlare o non parlare? Questo è il dilemma. Che risolvo subito dicendo qualcosa; tanto: se parli, ti tirano le pietre; se non parli, ti tirano le pietre’

Il motivo più plausibile che mi ha convinto è che siamo in un momento delicato e c’è bisogno di infondere coraggio. Dico subito che partecipare è meglio che astenersi. Non partecipare sa di chi non vuole compromettersi in modo da poter dire domani, quando si dovrà registrare qualche svarione dei nostri rappresentanti: ‘Io non sono nemmeno andato a votare”; come dire: ‘Io non ho colpa, perché non ho mandato su nessuno”. Invece hai la colpa di aver lasciato fare, senza portare il tuo piccolo ma importante contributo; la politica, se migliora, sarà per il contributo di chi la ritiene una cosa nobile e lavora per essa.

Ma per chi dobbiamo votare?

Questo non te lo posso dire, non perché non lo so, ma perché non tocca a me dare indicazioni di voto. Però ti posso aiutare a riflettere su qualcosa che ti può orientare, almeno dal punto di vista dell’insegnamento della Chiesa nella sua dottrina sociale.

La riflessione parte inevitabilmente da ciò che ti sta a cuore, che ritieni importante per te, per la tua famiglia e per il bene di tutta la società; per esempio l’economia, il lavoro, la pace ecc. Vi sono degli obiettivi che sono comuni a diversi schieramenti: qui potrai vedere chi è più convincente e quali mezzi ritiene di usare per realizzare i suoi programmi.

Poi vi sono dei principi delicati, che la Chiesa difende in forza della concezione dell’uomo come la conosciamo dalla natura (confermata dalla Rivelazione). Sono i principi non negoziabili, non perché non si debba dialogare attorno ad essi, ma perché non ammettono deroghe, eccezioni o compromessi. Questo può meravigliare in politica, dove si contratta su tutto. Dal momento che la politica ha cominciato a interessarsi di questi argomenti, deve prendere atto che non si può trattare tutto allo stesso modo; un conto e mettersi d’accordo su una tassa, un conto è stabilire che si può o meno sopprimere una persona umana per un qualche motivo.

Questi principi furono ricordati per la prima volta nel 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede; provo a richiamarli in breve. Si parlava di esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili: diritto primario alla vita dal concepimento alla morte naturale; famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; libertà di educazione ai genitori per i propri figli; tutela sociale dei minori e liberazione dalle moderne forme di schiavitù; diritto alla libertà religiosa; sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, dei principi di solidarietà e di sussidiarietà; il tema della pace.

Ci sono delle cose che per loro natura non sopportano compromessi, perché diventano subito il loro contrario o finiscono per contraddire il principio da cui si è partiti. Se l’obiettivo della politica è il bene comune, scendere a compromessi su questi principi non fa il bene di nessuno.

Il cattolico impegnato in politica in uno schieramento che contraddice nei suoi programmi qualcuno di questi principi, quando si tratta di votare deve seguire la sua coscienza e non lo schieramento. E l’elettore cattolico deve informarsi a questo riguardo prima di esprimere il suo voto se c’è uno schieramento o un partito che rispetti questi principi.

Forse si tratta di fare un po’ di fatica, ma da qualche parte bisognerà pure cominciare in modo responsabile.

                                                             + Claudio Stagni, vescovo

Purchè se ne parli…
29-06-2012

Della Chiesa non si parla mai tanto, come quando se ne parla male, soprattutto ai giorni nostri e su certi giornali; immaginarsi poi quando ci può essere qualche motivo. Questo indubbiamente fa soffrire coloro che amano la Chiesa, perché vedono lo scandalo che si diffonde soprattutto tra i piccoli e i semplici. Mentre ai nemici della Chiesa basta che una cosa abbia qualche aspetto di verità, per giustificare la diffusione non solo della notizia, ma anche delle dietrologie, delle illazioni e della compiacenza nel vedere che anche loro sono come gli altri.

Detto questo però, resta da dire qualche altra cosa, perché c è di peggio per la Chiesa che il sentirne parlare male (ripeto, anche se con qualche ragione), che è il non sentirne parlare affatto, così da ignorarne l esistenza o favorirne l insignificanza. Purché se ne parli, lascia che se ne parli anche male. Sia ben chiaro che questo non è un auspicio, ma è un vedere le cose da tanti punti di vista.

S. Paolo nella lettera ai Filippesi dice una cosa del genere riferito a Cristo: Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia purché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro (Fil 1, 15-18). È una logica strana, se si vuole, ma è fondata sul fatto che attraverso le notizie, anche quelle cattive, si fa conoscere una realtà che è importante nella vita della gente e delle comunità, realtà che si vorrebbe sempre perfetta nei suoi componenti (cosa impossibile, finché si tratta di uomini).

La cosa che impressiona (e alla lunga potrebbe far riflettere in senso positivo) è la capacità della Chiesa di trovare al suo interno la forza di condannare il male che vede nei suoi membri e la capacità di purificarli con una sincera conversione.

Quando la Chiesa scopre il male suo malgrado, non dice: che male c è, o: fanno così tutti, o: c è di peggio; e nemmeno cambia le regole morali, come qualcuno invece cerca di fare; il male va sradicato dovunque si manifesta.

E se ciò che viene diffuso non corrisponde a verità, l interessato può dolersene senza dimenticare ciò che ha già detto il Maestro al riguardo: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Con questo vorrei rassicurare coloro che soffrono per certe notizie: dobbiamo condannare la loro indebita diffusione e stare certi che le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa di Cristo; l ha detto Lui stesso.

                                 + Claudio Stagni, vescovo

Intervento alla Assemblea diocesana elettiva di Azione Cattolica
Errano, 13 febbraio 2010
13-02-2011

1 ‘ Lieti di essere nell’Azione cattolica.

Anzitutto vi dico grazie perché siete fedeli, nonostante tutto; l’Azione cattolica sono quelli che dicono: noi ci siamo. Nella cultura dell’effimero, del ‘vengo se mi sento’, non è poco.

Grazie perché davanti a tutto mettete la Chiesa: la fedeltà, il rispetto, l’amore. Dovete essere contenti di questa vostra scelta.

Ma non si può vivere solo dando, bisogna anche ricevere: amati, si ama. Cosa si riceve in Aci? A volte, calci nei denti; ma vi sono anche dei vantaggi effettivi:

         la solidarietà associativa, ‘come un corpo organico’

         i progetti pensati e preparati, da verificare e realizzare

         i sussidi e i servizi: stampa, campi scuola, raduni’

         l’Aci è l’unica associazione promossa dalla Chiesa

 

2 ‘ Fondati sui valori che contano

Nella situazione di oggi, con il rischio di essere trascinati nella bagarre del momento, bisogna volare alto, non per essere disincarnati, ma per vederci chiaro in ciò che è da salvare, e in ciò che è da lasciar perdere.

 

Già abbiamo fatto l’esperienza del compromesso; oggi è tempo di scelte etiche lucide, nei valori di fondo per la vita personale (secondo l’antropologia cristiana), per la famiglia come Dio l’ha voluta, per la vita sociale, soprattutto lavoro e politica.

 

Come associazione volete attendere alla formazione delle coscienze perché poi le persone in modo responsabile sappiano fare le scelte opportune, rispettando anche le diverse aree di impegno politico; se non vi scomunica il Magistero, non dovete scomunicarvi tra di voi. Certo si devono sempre rispettare i principi fondamentali della fede e della morale, sopra gli schieramenti partitici.

 

L’impegno dei fedeli laici non può essere principalmente quello di dire ai Vescovi che cosa devono o non devono fare, ma quello di tradurre nelle scelte politiche concrete gli insegnamenti e le avvertenze dei Vescovi, i quali devono rimanere sui principi. E in ogni caso, se qualche cosa volete dire ai Vescovi, sapete dove stanno di casa, senza dover scrivere sui giornali.

 

3 ‘ Dalla fede alla vita matura, cioè responsabile

Nel Documento programmatico dell’Aci si dice:

La fede è il dono di un Dio che non smette mai di cercare l’uomo.

Occorre oggi tornare a riflettere sulle forme e le strade possibili per un’educazione volta a suscitare, alimentare, sostenere la ricerca di Dio che accompagna gli uomini e le donne, i giovani e i ragazzi di oggi,

per fare maturare in essi una fede incarnata, che ‘cambia la vita’:

una fede che fa maturare stili di vita improntati all’insegnamento evangelico,

che genera vocazioni alla responsabilità,

che si traduce in forme contagiose di impegno, capaci di ‘fare opinione’, di cambiare in meglio il nostro tempo.

Vogliamo che ogni socio di Azione Cattolica sia sempre più consapevole che vivere una fede incarnata significa spendersi per la giustizia, la pace, la solidarietà, la tutela del creato, il diritto al lavoro e per tutto ciò che attiene la promozione della dignità umana’.

 

Si tratta di educare alla responsabilità personale, capace di scelte pubbliche. Questo si impara anche in associazione, con umiltà, guardando a coloro che ci hanno preceduto, lavorando insieme, facendo esperienza di compiti affidati e accettati con coscienza e cominciando a esporsi personalmente anche negli ambienti di studio, lavoro e divertimento. Responsabili non si nasce, ma neppure ci si improvvisa’.

Le indicazioni per l’associazione diocesana nel prossimo triennio, nel contesto del decennio sull’educazione, saranno date nei modi dovuti, tenendo conto anche delle proposte che si stanno preparando a livello diocesano e che saranno a suo tempo condivise con tutti gli organismi interessati.

 

4 ‘ Attenti alle piccole realtà: le Unità pastorali

Un aspetto che può sembrare marginale, ma tanto non lo è, se si guarda alla fatica dei piccoli gruppi parrocchiali, è il progetto delle Unità pastorali:

‘Diverse Chiese particolari hanno avviato processi di ristrutturazione pastorale della presenza nel territorio attraverso modalità differenziate, come, ad esempio, le unità (o comunità) pastorali, o come il rafforzamento dei legami vicariali o zonali. Dinanzi a queste nuove realtà, così come davanti alle trasformazioni che coinvolgono la realtà sociale e ai nuovi ritmi di vita dell’uomo, l’associazione non può, da una parte, non partecipare alla riflessione sui cambiamenti in atto, dall’altra, non ripensare in maniera equilibrata le forme della propria proposta, per essere, anche in questo nuovo contesto, vicina alla vita delle persone e per questo capace di ridire loro con gioia la bellezza dell’incontro con il Signore risorto’.

 

Già nella lettera sull’Aci del 2005 dicevo:

‘Nella nostra Diocesi poi è allo studio una impostazione della pastorale parrocchiale, mediante la proposta delle Unità Pastorali, che chiede un sincero coinvolgimento dei laici, corresponsabili secondo il loro specifico compito di animatori delle realtà temporali, oltre che della vita e della missione della Chiesa.

Inoltre oggi si vive nella ricerca dell’efficacia immediata, spesso effimera delle cose, mentre nella vita pastorale bisogna costruire la casa sulla roccia, con progetti proiettati nel futuro, attraverso la strada più lunga della formazione di personalità credenti robuste’ (n.2).

 

Si tratta di essere attenti anche alle piccole realtà, forse a singole persone, che desiderano ‘il di più’ associativo, e che non devono essere trascurate. Trovare i modi per ‘raccogliere anche i frammenti, perché nulla vada perduto’, può essere strategico in questo momento. Penso alle parrocchie della campagna e della montagna, dove forse i numeri sono piccoli ma il desiderio di fare qualcosa può essere grande.

 

5 ‘ Popolarità dell’associazione.

Si parla di associazione popolare nel senso che è fatta per tutti ed è fatta di tutti. Una necessità che nonostante tutto esiste, è quella di poter accogliere qualcuno che si avvicina alla Chiesa o perché ritorna dopo uno smarrimento, o perché è arrivato al battesimo o alla cresima da adulto, o perché è venuto ad abitare in parrocchia da fuori.

Si chiede il documento programmatico:

Quale attenzione rivolgiamo ai ‘ricomincianti’, alle persone che si avvicinano per la prima volta alla proposta associativa o che ‘non sono del giro’? Qual è la misura della cura delle relazioni da parte dell’associazione parrocchiale?’  Se estendiamo questa attenzione anche fuori dell’associazione, aprendo i nostri gruppi a quanti stanno cercando amicizia, accoglienza, calore nelle parrocchie, possiamo aiutare qualcuno a fare una esperienza di Chiesa vissuta.

 

Ringrazio i responsabili che concludono il triennio. Ringrazio e voglio incoraggiare coloro che ne inizieranno uno nuovo ai vari livelli. È servendo che si cresce nell’imitazione di Cristo, che è venuto a servire e non ad essere servito. La Chiesa e il mondo hanno bisogno di gente che serve.